In
questo luogo esisteva la più antica chiesa della città ed era dedicata a San
Pietro. Al suo posto sorge questo complesso.
La tomba altro non è che un antico battistero (sec. XI°),
anche se per molto tempo si è pensato che contenesse il corpo del re dei
Longobardi. L’equivoco nacque per l’iscrizione di un nome che assomigliava
al re ma che era in realtà “Rodelgrimo”. La parola “Tumba”, poi, non
significa per forza tomba, ma può significare cumulo, torre, cupola.
Al centro del Battistero esisteva una vasca, visibile
ancora oggi, in cui l’iniziato si immergeva.
In alto il monumento diventa ottagonale e viene chiuso
da una cupola. Sulle pareti si intravedono affreschi; sull’ingresso
interessanti appaiono i bassorilievi che raccontano la passione di Cristo.
La chiesa di S. Maria Maggiore rappresenta
l’arte romanico-pugliese nella sua piena integrità e conclude il ciclo
dell’arte pugliese sul Gargano, poiché con gli Svevi l’arte entrerà in
crisi, salvo quella che riguarda i palazzi e i castelli.
La chiesa è stata costruita in due momenti diversi. La
fase originaria è databile nei primi anni dell’anno mille, quando il vescovo
di Siponto Leone I volle sostituire con questa chiesa quella di San Pietro.
La seconda fase avvenne nel 1198 e venne rifatto il
portale così come lo vediamo oggi.
Come si vede dalla foto in alto, l’esterno è
caratterizzato da archi cerchi sostenuti da pilastri con capitelli. Nel timpano
è raffigurata la vergine col Bambino e ai due lati appaiono le aquile, segno
distintivo degli Svevi, poiché al centro appare anche Federico II, ancora
bambino.
L’interno doveva apparire tutto affrescato. Oggi si
intravedono opere in stile bizantino.
A Monte Sant’Angelo si ebbe l’incontro tra l’arte
longobarda e quella bizantina e da questa fusione nacque l’arte
romanico-pugliese. Questa chiesa rappresenta, pur con una sua autonomia rispetto
alle regole, l’esempio più fulgido.